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Differenti

Bisogna somigliarsi un po' per comprendersi, ma bisogna essere un po' differenti per amarsi.

P. Geraldy

Il nostro Sogno PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Mercoledì 28 Aprile 2010 15:58

Chi non “sogna” un mondo “migliore”?

La dimensione del sogno e la dimensione del bene.

Cos’è il sogno?

In un memorabile discorso Martin Luther King esordiva dicendo: «I have a dream…». Un sogno diventato realtà, soprattutto oggi che il presidente del suo paese è un afroamericano.

Tu hai un sogno? Anzi: un Sogno?

Noi lo abbiamo.

E, cos’è, come si fa il bene che produce un mondo “migliore”? Quel bene capace di cambiare il volto della realtà e farla più ricca di bellezza, bontà, giustizia, apertura, maturità, sapienza, cultura e saggezza, più inclusiva, più dialogante, più evoluta, più attenta, più dinamica, più pacifica, più sana e con meno violenza, rozzezza e ignoranza, razzismo, egoismo, povertà, corruzione, inquinamento, meno approfittatrice, meno malata, meno decadente. Un bene che fa bene, ma fa bene a tutti o, se fa bene solo ad alcuni, non fa alcun male ad altri.

Filosofi, teologi, scienziati, politici ed economisti si sono accapigliati per secoli su questi temi nei loro rispettivi campi, e tanti hanno cercato e cercano di procurare il bene nei loro rispettivi ambiti.

Il nostro sogno è quello di poter generare “intorno” a noi un movimento di iniziative, le più diverse, che si coordino e convergano verso l’obiettivo di una maggiore presenza di amore, che produce il bene, che produce un mondo migliore.

Prova a immaginare.

Il nostro Cegio, il centro giovanile, cresce, e diventa un ambiente fatto di giovani di tutte le età che, generazione dopo generazione, crescono avendo questa missione da compiere: formare altri giovani dopo di loro che facciano crescere la realtà intorno a loro nel senso già detto.

Un movimento che diventa lavoro e società, politica, economia, responsabilità che si oppone al litigio continuo e sistematico, alla guerra tra poveri, al dialogo tra sordi, alle etichette appiccicate su esistenze già segnate.

Prova a immaginare anche un centro anziani, che da tanto vogliamo aprire e non abbiamo le risorse, dove anziano, vecchio, non vuol dire inutile, sterile e costoso assistenzialismo, solitudine e disprezzo, buttando via patrimoni di storia, esperienze ed emozioni.

Un movimento dove il nostro centro InMensAmore, che collabora e sostiene un processo di integrazione e reintegrazione di chi soffre, molto spesso nemmeno per colpa sua, all’interno di questo movimento di progresso.

Prova a immaginare che questo diventi famiglie, attività, cultura, testimonianza di un modo di vivere che si diffonde e accoglie chi viene da fuori a contribuire con le sue diversità.

Prova a immaginare ora di realizzare il tuo sogno di bene all’interno di una realtà così e di collaborare a far nascere nuove iniziatyive, magari proprio quelle che vuoi tu.

Quanti giovani da inserire, territori da recuperare, nuove attività e servizi da avviare, e altro e altro e altro ancora.

In un certo senso e in piccolo questo sta già avvenendo. Sì il nostro sogno è già in cammino. C’è già qualche ragazzo che sta crescendo meglio di quanto sarebbe cresciuto senza questo incontro, chi si è integrato nella nostra realtà provendendo dalle fila del disagio, chi ha raccolto queste idee e le ha fatte sue e cammina in quiesta direzione.

Il tempo vedrà noi, ma soprattutto quelli che verranno dopo di noi, andare oltre barriere, limiti e pregiudizi, soprattutto quelli che sono dentro noi stessi e che ancora si frappongono tra noi, la nostra storia, il presente e il nostro sogno.

Viviamo, come associazione, un presente davvero molto povero, se confrontato al “sogno”. Un presente di sforzo pionieristico, di difficoltà personali, di assenza di risorse e sostegni, dove è appunto la dimensione del sogno a sostenerti e a farti andare avanti con fiducia, dentro una visione di non visionari.

L’immagine classica del sognatore, di quello che sogna a occhi aperti, è quella di chi ha lo sguardo assorto, come se stesse guardando l’invisibile, come se già vedesse quello che non c’è ancora. Già, ancora: è questo avverbio di tempo che fa di te un sognatore, come il Giuseppe biblico, figlio di Giacobbe e non un visionario.

A forza di volare basso, di stare coi piedi per terra, di essere concreti, a molti accade di non sognare più. Che tristezza.

Invece rischiare l'osso del collo: questo, ti fa sentire vivo!

Scommettere tutto, tutto. Pensa se ci mettessimo insieme e facessimo così in tanti. Pensa che cosa accadrebbe. Lo capisci?

Diceva  Hélder Camara: "Se uno sogna da solo, il suo sogno rimane un sogno, ma se sogniamo tutti insieme, allora diventerà realtà".


Ultimo aggiornamento Sabato 26 Giugno 2010 21:52